MEMORIE FUTURE III edizione 2019

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  • La Scuola di Mimo Corporeo, unica in Italia nel suo genere, fu fondata nel 1985. Nel 2020, con il riordinamento dei corsi offerti, è diventata Accademia Mediterranea Mimodramma.

    Il Mimodramma si identifica nel programma didattico con l’idea di ‘Mimo Azione’ e quindi dell’uomo performer, corpo mente in azione; ecco lo sviluppo e lo studio della parola da coniugare all’atteggiamento e al movimento. Fondamentale è, quindi, la pratica e la conoscenza del Mimo Corporeo come imprescindibile punto di partenza e da legare organicamente alla vocalità, all’interpretazione in versi, alla scherma teatrale, alla maschera e alla drammaturgia dell’attore. In pratica l’Accademia Mediterranea di Mimodramma promuove ciò che Decroux definiva, tra le varie categorie da lui indicate del mimo, Mimo Commediante o Mimo Attore.

    Non è un caso che il nostro percorso ha, oltre a importanti pedagogie del ‘900, un riferimento antico nel mimo greco-latino che oltre all’impegno notevole del corpo utilizzava (in versi o in prosa) la parola, in modo particolare nella “mimodia”.

    Le tre pedagogie di riferimento dell’Accademia Mediterranea Mimodramma fanno capo ai maestri Etienne Decroux, Jacques Lecoq e Moshe Feldenkrais. A queste si affiancano esperienze tecniche e poetiche relative a figure quali Jacques Copeau, Vsevolod Mejerchol’d, Georges Ivanovič Gurdjieff, Monika Pagneux, Marise Flach, Vera Bertinetti.

  • L’Accademia Mediterranea Mimodramma ha una vocazione internazionale sia nella didattica sia nell’offrire incontri di studio con maestri provenienti dalle principali accademie d’arte drammatica d’Europa. Attraverso le sue intense attività artistiche e pedagogiche ha instaurato da sempre rapporti di collaborazione con importanti istituzioni nazionali e internazionali, e con le specifiche cattedre realizza periodicamente seminari, convegni e masterclass, quali: Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio d’Amico di Roma; Università Federico II di Napoli; Università di Bologna, cattedra di Storia del teatro e dello spettacolo, DAMS, Bologna; Università degli Studi di Salerno; Università degli Studi di Urbino Carlo Bo; Università La Sapienza di Roma; Università Pontificia Salesiana, cattedra di Storia del Teatro, Roma; RUDRA Béjart di Losanna (Svizzera); l’Ecole International de Genève (Svizzera); Escuela de Actores de Canarias, Las Palmas de Gran Canaria (Spagna); Guildhall School of Music and Drama, Londra (Regno Unito); Lietuvos muzikos ir teatro akademija, Vilnius (Lituania); Accademia Statale d’Arte Teatrale di San Pietroburgo (Russia); Pomona College, Claremont, California (USA).

  • Lo studio del Mimo Corporeo ha un posto principale nell’Accademia Mediterranea Mimodramma, e si basa sulla ricerca e sulla esercitazione della grammatica elaborata da Etienne Decroux (Parigi 1898-1991). Il maestro francese è stato il geniale rifondatore del mimo nel Novecento e di parte del teatro contemporaneo.
Saranno soprattutto gli anni tra il 1930 e la metà degli anni ’70 i momenti fondamentali della ricerca decrouiana che gioveranno molto ai suoi più geniali allievi e tra i tanti si ricorderanno Jean Louis Barrault, Eliane Guyon, Marcel Marceau, Marise Flach, Marilyn Monroe, Jessica Lange Gerard Depardieu, Michel Serrault e Thomas Leabhart.
 Registi come Antonin Artaud, Jacques Copeau, Charles Dullin, Gordon Craig e tantissimi altri artisti lo stimoleranno ad intraprendere la sua ricerca in maniera “feroce” (secondo una definizione di Gordon Craig sul metodo di Decroux) e per decenni lo si vedrà impegnato a rifondare un'arte del Mimo in chiave moderna.
 La “parola” per il maestro Decroux aveva un immenso valore; ricordiamo a tutti che egli è stato un fine dicitore ed un ottimo attore in teatro, cinema e radio e teneva moltissimo alla chiarezza della versificazione e alla dizione. Lo studio della “parola", pertanto, all’Accademia Mediterranea Mimodramma sarà l’elemento di conquista di un processo di esplorazione e conoscenza nella lettura, nei versi composti, negli accenti ritmici, nelle figure metriche e nelle glossolalie. 
Il maestro Jacques Lecoq (1921-1999) ha contribuito moltissimo a diffondere il Mimo come tecnica di base per la formazione dell'attore.
Lecoq ha proposto lo studio del mimismo o mimetismo, per indicare la tendenza innata nell'uomo (come già riconobbe Aristotele) a imitare e a conoscere il mondo attraverso la mimesi e lo sviluppo del movimento attraverso l'uso della maschera. Il Metodo Feldenkrais, sviluppato dal fisico israeliano di origine russa, Moshe Feldenkrais (1904-1984), permette lo studio delle relazioni corpo-mente rendendo possibile un lavoro sull'economia degli sforzi attraverso la consapevolezza dei movimenti e l’uso organico della vocalità funzionale e teatrale.

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Memorie Future prende dal passato lancia con forza nel presente e nel futuro l’immenso patrimonio culturale, sia ambientale sia teatrale: paesaggi, luoghi storici, siti ambientali, biodiversità, archeologia, antropologia, pratiche teatrali, letteratura drammatica, in particolare campana, italiana ed europea, come fonti di ricerca, scoperta e sperimentazione.

Presentazione nuova traduzione
IL TEATRO E IL SUO DOPPIO ANTONIN ARTAUD
a cura di Giuseppe Rocca | Moderatore Fabrizio Coscia

29 Novembre 2019 – Ore 18:00 | Napoli

Foyer Teatro Mercadante - Piazza Municipio, Napoli | Ingresso libero.



Giuseppe Rocca è laureato in lettere moderne all’Università di Lecce e diplomato in regia all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio d’Amico dove ha tenuto la cattedra di storia dello spettacolo.

Ha insegnato, inoltre, Storia e Tecnica della regia all’accademia di Belle Arti di Napoli e Sceneggiatura alla Nuova Università del Cinema e della Televisione, Roma.


Il teatro e il suo doppio, pubblicato da Gallimard nel 1938, raccoglie i saggi più significativi di Artaud. Rocca dice: In varia misura e legittimità, quasi tutto il teatro di ricerca di questo cinquantennio si è riconosciuto illuminato dal Sole Nero di Artaud. Nel bene e nel male. Spesso, chi ha agito nel nome di Artaud ne conosceva solo qualche massima. E poche parole d’ordine sono bastate, per esempio, a provocare nel DNA teatrale una vera mutazione genetica: l’atto performativo (recitazione o lettura registica di un dramma) è, di fatto, passato da attività di secondo livello (interpretazione del testo) ad azione di primo livello (creazione scenica). Una nuova traduzione può servire anche a discutere di questo, a invitare un consuntivo della fase che la versione Einaudi ha contribuito ad avviare e che oggi siamo maturi per storicizzare. Artaud distruttore del testo? Può esserlo uno che lascia ventisei volumi di scritti? Cos’è il rito, tanto sognato da Artaud, se non proprio quella ripetizione e quella fissità da lui tanto negate? È veramente applicabile al teatro quello che Artaud ha scritto sul teatro? Se cinquant’anni di teatro italiano sono stati influenzati da questo libro vuol dire che esso può avere effetti pratici. E vuol dire anche che la prassi ha bisogno di un pensiero che la stimoli, la guidi e la controlli eticamente.