IL NON TEMPO

Il non tempo - Dialogo Etienne Decroux e Michele Monetta


Etienne Decroux, ca 1975
Photo © Christian Mattis, Bern SWITZERLAND www.mattis.ch

Dialogo di Michele Monetta con il Maestro Etienne Decroux

Un ricordo vivido, che resiste al tempo, trascritto da Michele Monetta

Parigi. Novembre, o forse dicembre del 1984, non ricordo il giorno. Alla fine della lezione il Maestro Decroux sovente ci attendeva all’uscio di casa  per salutarci uno ad uno e scambiando con noi allievi qualche breve riflessione sul lavoro svolto.
Quella mattina, più stanco del solito, se ne restò in disparte nella camera del suo studio adiacente all’uscita. Era lì seduto nella vecchia poltrona e avvolto nel suo accappatoio blu.

Il non tempo - Dialogo Etienne Decroux e Michele Monetta
Etienne Decroux, ca 1975
Photo © Christian Mattis, Bern SWITZERLAND www.mattis.ch

Il dialogo

Con molta discrezione e titubanza entrai per salutarlo.

Michele: Pardon!… Monsieur…Monsieur…
Girando lentamente il suo viso largo e guardandomi, con calma e voce da baritono, mi disse:

Etienne: Oui jeune homme?


Michele: Scusi.. Monsieur… volevo dire che… volevo dire che sto rileggendo un libro… Il teatro e il suo doppio… di Artaud…
Improvvisamente il suo volto si aprì come illuminato, e staccandosi leggermente dall’abbraccio della poltrona:

Etienne: Artaud? Quando lo hai visto?

In quel momento mi assalì lo sconcerto e l’imbarazzo.
Decroux aveva dimenticato della morte di Artaud avvenuta quasi quarant’anni prima? Aveva avuto in quel momento una visione? Non stava vivendo il tempo reale? A questa sua domanda restai senza parole per qualche secondo, forse attimi, che mi sembrarono infiniti. Decroux credeva che io avessi incontrato… Artaud!?
Contraddire il Maestro non era proprio consigliabile. Data la sua severità, si rischiava di essere cacciati dalla scuola, a volte, per un nonnulla. Finalmente, dalla camera accanto, mi venne in aiuto la voce di Susanne, la moglie:

Susanne: Ma no! Lui ha detto che sta leggendo un libro su Artaud!
Il volto di Decroux si rasserenò. Gli occhi fissarono il vuoto e sprofondando di nuovo nella sua poltrona, con una prosodia quasi cantata di attore di altri tempi, mi disse:

Etienne: Ah… ricordo… quando con Artaud passeggiavamo lungo la Senna… per acquistare dai bouquiniste… i vecchi libri.

Il suo sguardo tornò a fissarmi con un leggero sorriso velato di malinconia, e stringendomi la mano mi congedò:

Etienne: Aurevoir mon cher.

Michele: Aurevoir Monsieur.

Il non-tempo

Sono stati pochi attimi, secondi interminabili, una sorta di lirica apnea del pensiero. Sì, la mente di Decroux vagava in un non-tempo. Il suo volto largo cercava con dolcezza e nell’aria immagini di una passione antica, e l’attitudine di un compagno di scena visionario come Artaud, e che era stato per lui un po’ amico e un po’ maestro.

Immaginiamo per un istante il loro “passo” quando camminavano insieme: ampio, elegante e dinamico e con negli occhi una forte e vasta “visione del mondo”.

Artaud e Decroux sono i miei riferimenti imprescindibili. Rappresentano i cardini di una tradizione da non dissipare o dimenticare. Sono stati un esempio, grazie al loro operato artistico e umano,  per le attuali e future generazioni.

Michele Monetta

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